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Le Lettere di Alessandra Macinghi Strozzi

Le Lettere di Alessandra Macinghi Strozzi

Lettera LVIII

Al nome di Dio, a dì 26 d'ottobre 1465
A dì 19 fu l'utima mia; e p(er) le mani di Charlo ò di poi la tua de· 11 detto. R(ispost)a p(er) questa.
La lettera tua a Romolo si diè, ed era meglo aserbarsi el foglo; che nè llettera nè parole no(n)
n'ànno fatto frutto nessuno: che, secondo mi dicie Giovanni, che vi mandò a vedere, ch'io non vi sono
a nulla di sgravo; siché mi chonviene portare pur la soma usata, ensino si muti altra gravezza.
Estimai el primo dì, che no· ll'avevano fatto p(er) me! Idio sia lodato di tutto.
Di' che i' ripresi lo scriver tuo, chome ti stimavi, e ched io son fuori di chamino: e di' el vero, che i' m'ò
poi ripensato che ttu ài ragione, che questo passo di 33 è molto pericoloso; e mi pare che ttu sia savio;
che è merchatantia d'andarvi su pensato: sicché non guardare a mio scrivere, che i' non
ò tutto il vedere che sarebe alle volte il bisongno. E a tte, che ti toccha più che a me, è ragionevole
che tu n'abia pensiero: ma ben ti dico, non abi tanta paura che ttu c'invilisca drento. Parrebeti
che Marcho dovessi ritoccare a Franciesco se, aspettando il tenpo, se se n'à a stare a speranza,
o se s'à a pensare ad altro. A questo, a Marco e a me non pare di to(c)chare nulla; azzi d'aspettare
il tenpo ch'egl'à detto, che è ora all'Ongnisanti; e questa lungeza sì ti viene bene al
proposito tuo, e p(er)tanto aspettereno d'esser chiamati. Che Idio lasci seguire il meglo.
Vego sè d'animo di 33 non torre a modo di persona, quando non ti piaciesi: che nel nome di Dio sia.
Della mutazione fatta del serrare le borse, cierto che dà inpaccio al fatto vostro; che ora sono
gl'uomini più liberi di loro, e tireranno ciascuno alla sua volontà. E i' sono di contradio openione
che ttu. Di' che il governo s'adiriza in modo, che non ti dà pigiore isperanza; p(er)ché
non puo' credere che di questi che furono mandati fuori dela porta nel 58, non ne sia rimosso qualchuno.
E a che tti dico, che potrà esere, ma i' no·-l credo che sia così tosto; p(er)ché e principali non aranno così ciò che
voglono chome prima; e il partito di rimetter drento chi è di fuori, è molto istretto; che di 45 huomini
che sono, tra Singnori e Collegi e gl'Otto, sieno tutti d'acordo, e uno ne manchi, non si fa nulla: siché per ora le cose
sono pure ingregate p(er) questa mutazione; e non è da stimare ora questo. E nulla se ne sente ragionare:
e chosì mi dicie Marco. Se nulla si sentirà, ben sai che noi ci stiamo desti; che sentendo nulla, si ricorderà e fatti
vostri agl'amici tua, che son cierta che chi t'à scritto di fare per te, assai lo farebe: ma come bisongniano e magiori,
chosì v'à ' intervenire de' minori; siché p(er) questo mi dubito non vadino le cose come vorremo. Tutto si v(u)ole
rimettere i(n) Dio, ch'egli disponga a farci questa grazia, se-l me' debb'essere.
I' non credo 56 sia così pigiorato 32 chome si dicie; p(er)ché tirando a u· medesimo sengno, non mi pare che
gl'amici si perdino: però così tosto ben si vede vanno diminuendo la fama loro; e 56 molto più. Senti' a questi
dì, che 32 non à le vicitazioni soleva da chi viene di fuori: doverrà invilire, e ravedersi degl'errori.
Col tenpo si vede delle cose. Idio lasci seguire il meglo. E mi piacie assai che voi di costà vi diriziate bene;
ma che Lorenzo sia Consolo, per rispetto d'alchuni di qua che ne sono malcontenti, non mi piacie: che,
come per altra ti dissi, avete bisongno d'aquistar grazia con tutti. Marco mi dicie avertene scritto abastanza;
e altro sopra di ciò non achade dirne.
Estroza guarì, ma non Pandolfo; e mi duole assai la morte sua: che mi disse Sandro tronbetto, che mi ve(n)ne a
vedere alla tornata sua di costà, che Pandolfo era sanza febre, che fra pochi dì si doveva p(ar)tire p(er) venirne
di qua. Fecie come Matteo mio, che 4 dì i(n)nanzi che morisi era sanza febre. Debbavi esere valenti
medici! Quardatevi di non aver male el più che potete, e atendete alla santà vostra dell'anima e del corpo;
che m'è venuto paura di coteste febre. La madre di Guido de' Ricci si sta male di male come ebe la Reina;
che è una conpassione a vederla. Idio aiuti l'anima.
Dissiti per altra, chome quella degl'Adimari era maritata, e a chi. Di poi s'è levato su quegli che ànno l'altra
sirochia, e degli altri parenti, e sonne a contesa; che no· glele voglono dare, che pare loro non sia bene
allogata. Da altra p(ar)te, par loro sotterrare quella maggiore. E lla cosa istà così. Ora Marcho ebe per sue faciende
a p(ar)lare chon un Calonaco, che à nome messer Diciaiuti, ed è tutto di questi Adimari. Entrando ne' fatti
di questa fanciulla, che l'aveva allogata male, e che non credeva ch'egl'andassi enanzi, Marcho gl'entrò nel
fatto tuo. Di che molto se ne ralegrò; che tti conoscié a rRoma, e molto bene disse di te, e volle sapere il tenpo.
Disse
e Marcho ci s'è apicchato, ed ànne un poco di speranza. Ed io ò la Chaterina, mia sirochia, che è suo zia quello
che lla tiene; e in questo settenbre, andando a una sua pocisione, ch'è presso a questa dov'era questa sua zia,
ell'ebe male, sich'ella se n'andò a stare là parechi dì e stette con questa fanciulla. E ala tornata sua qua, da
sé medesimo, molto la lodava di belleza, e della bontà di questa fanciulla. E così ridendo, disigli: «Fa d'eser mezo
a farla dare al mio Filippo». Disse di farlo, chome fussi tornata di villa; e che me la farebe vedere.

Dissilo co· Marco, e tanto più speranza n'à preso. So che te ne dirà qualche cosa: i', per me, quando lo vedrò fatto, lo crederrò.
Tutto rimetto in Dio, e priegolo che ci dia a piglar cosa che ssia la pacie e consolazione di tutti. Dè tornare
di villa i(n) questi dì. Vedrò s'io la potrò vedere, chome sia fatta; che sendo bella, come la dicie, mi piacierebe.
È maritata la figluola rimase di Ruberto Martegli a Lottieri di Nigi di Nerone: credo passi dumila f(iorini) di dota.
A questi dì ci fu lettere, che gl'è morto l'Alesandra che fu di Lorenzo; che n'è suto un gran danno pe' sua figluoli, e
massimo p(er) la Marietta. Arassi a ridurre con Giovanfranciesco; e forse se ne piglerà partito. Idio gli dia buona
ventura. Per ensino a ogi non s'è fatto l'onoranza di Pandolfo: non so se inanzi Ongnisanti si farà.
Nè altro p(er) questa. Idio di male vi guardi. P(er) la tua

Allesandra Stro[zi], in Firenze