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Le Lettere di Alessandra Macinghi Strozzi

Le Lettere di Alessandra Macinghi Strozzi

Lettera LVI

Al nome di Dio, a dì 12 d'ottobre 1465
A dì 20 del passato ti scrissi l'utima, e a dì 5 di questo iscrissi a lLorenzo. Di poi a dì 7 ebi la tua de· 28 passato.
R(ispost)a p(er) questa al bisongno.
Del fatto della donna, mi pare il dirne per ora altro sia di superchio; che ve(g)go s'à aspettare
tenpo. Sia col nome di Dio tutto. E se Franciesco piglerà partito della sua, si ciercherà di qualche
altra cosa: che il tenpo ci sarà; e tutto, chome tu di', si riputerà p(er) lo meglo. Entendo p(er) la tua el
pensiero fatto d'allogare e giovani fuori di chasa. E chosì delle serve provederai al tenpo:
che molto bene mi piacie el tuo pensiero, che ài buono ordine a tutte le cose; e per ensino a
l'aprile o-l maggio si doverrà eser chiaro di quello arà a seguire del disidèro nostro. E così della
donna: che col tenpo si farà tutto, se piacierà a Dio. Ve(g)go Pandolfo è malato, e volsene, se potrà,
tornare p(er) mare. Idio lo rimandi sano alla sua famigla. Facievi pensiero, i(n)nanzi si parta, di ragionare
cho· llui; e che se lla cosa non fia ispacciata, che farà tale relazione, che ll'amico n'arà più
vogla che-l primo dì. A Dio piaccia, se-l meglo debb'essere; che non ci è nè ve(c)chiaia nè vizio nè povertà.
Ringraziato sia Idio. Altro per ora non mi pare sia da dirne p(er) me tanto.
Lo sgravo bolle, che sono rinchiusi gl'uomi[ni]: che ànno dato udienza a tutti, chi v'è ito. Ora esgravano.
Ò fatto la diligienza mia; e portai la fede de· lodo diè Giovanni di Cosimo, e lla fede di beni venduti
p(er) f(iorini) 570, tra p(er) pagare e Macingni e per altri mia bisongni, e p(er) pagare chatasti. None sto
a speranza che me ne tochi: s'i' n'arò, me l'arò di vantagio. Pagai l'utimo di settenbre un chatasto e mezo.
Ebi dal bancho f(iorini) tredici e mezo, chome scrissi a lLorenzo. Sieti aviso.
I' no· rritruovo Batista; che mi fu detto à debito assai qui, e non ci può così venire. Se llo potrò vedere, lo domanderò
de' marzolini; che mi disse, 2 mesi fa, che tte gli voleva portare; e se no· gl'arà, m'ingiegnerò mandarne,
s'i' potrò avere de' buoni.
L'Alesandra che fu di Lorenzo no· ci è venuta, e non sento ci venga per ora; che è stata forte malata. E lla Marietta
e lLorenzo suo figluolo, tutti auto gran male, ensino alle serve: sicché estimo, s'ella verrà,
s'indugierà alla primavera. Altro non ne sento.
A Nicholò non ò scritto già 10 mesi fa; che no· m'è achaduto; nè pel fatto tuo bisongna ch'io gli scriva, che
tu istesso glene chiederai chonsiglo, avendo venire costì. Sarete una bella brigata, se viene.
Di Matteo di Giorgio arai sentito, chome e' messe segretamente al punto e prigioni che dovessino ronpere
le Stinche, e chosì feciono: che a dì 6, cioè domenicha passata, la notte a ore 5, e prigioni ebono rotto,
e usciti fuori nella corte. E ne· rromore, la guardia che vi sta su di sopra sentì questo romore, e chominciò
a gridare; e tanto gridò, che vi corse giente alla porta di fuori: e detti prigioni non poterno
uscire più oltre; che furono iscoperti troppo tosto, che avevano a ronpere anchora parechi usci
' andar fuori. Quando vidono che no· rriuscì loro, sostenno[no] che insino a mezo dì non vi poté mai entrare
p(er)sona; e stavano nella corte entorno all'uscio, e co' sassi: e tenevano forte, che famigla nè
uficiali vi poteva entrare. E infine, quando ebono asai chobbattuto non vogle[n]do aprire, ensino che non
ebono un bullettino dalla Signoria che non fussi· to(c)chi da colla o d'altro martorio: e così chiesono,
ed ebbolo; che ongn'uomo si ritornassi a· luogo suo sanza pena nessuna: alora apersono, e tutti si tornorono
nelle loro prigioni. Fu di poi sentito che era suto l'ordinatore Matteo; e fu legato ala
colla quivi nella corte; e quando lo volevano tirare su, e' furono tanti e sassi che gittorono e prigioni
p(er) le finestre, che fugì el chavaliere e ' birri: siché il detto Matteo la chanpò. Diciesi ch'egl'ebbe anche lui
delle sassate disavedutamente: e fu rimesso nella prigione, e chondannato che per ensi[no] a l'altro
dì e' desse l(ire) 12 p(er) raconciare le prigioni. E così fé, el pover'u[o]mo! Istimo che ora vi sarà sotterrato afatto
in quelle Stinche. Se fussi riuscito, dicono no(n) ve ne rimaneva niuno. Non fu la loro ventura.
La morìa ci fa pure danno, quand'uno e quando un altro. Morì iere Giovanni Bartoli en 4 dì: dicono
di chatarro. E simile si dicie della nuora, che si dicie è stata malata 2 dì; che venne di fuori della porta,
a· luogo suo che, secondo sento, è a un miglo di fuori. I' non so di cierto di che male s'è morta; ma s' dicie
di pesta: che è 15 dì che morì la mogle di Giovanni, che gl'enfiò la gola, e dissono che era isciesa. Ora son morti
questi. Parmi sengno da sbigottire la brigata, tochando en ta' chase. Idio ci aiuti. Duo dì fa mi disse
Giovanni Bonsi: «E' si dicie ch'egl'à male di manichonia di questo serrare delle borse. E così Anto(n) Pucci,
che à male». Idio aiuti l'anime loro. Sento sono questi gran maestri rinchiusi i(n) S(an)c(t)a (Crocie) a serrare
queste borse: e Piero vi sta ' abergo. Idio die loro grazia faccino la salute della terra. Tu di' che ti pare
che le cose s'adirizino e· modo, che ognora stai a buona isperanza. A Dio piaccia che ll'abia efetto.
Nè altro per ora. Di' che ti basta le donora no· rrispondano peggio che quelle di madonna Ipolita: a che
ti dico, saranno le tue qualche coselina pegio; ma ristorerèno nella donna, che sarà forse più bella.

Ell'arà più belle gioie, e tu potresti avere più bella charne; se a Dio piacierà. Nè altro p(er) questa. Idio di
male ti guardi, e così tutti gli altri. P(er) la tua

Allesandra Strozi, in Firenze