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Le Lettere di Alessandra Macinghi Strozzi

Le Lettere di Alessandra Macinghi Strozzi

Lettera VI

Al nome di Dio, a dì 8 di febraio 1449
A dì 30 del passato, per Nicholò, ebi una tua de· dì 4 di dicienbre, e di poi, a dì 7 di questo, ebi un'altra tua
de· dì 24 passato. Farò per questa apresso risposta.
Ve(g)go Nicholò, alla partita sua, t'à lasciato il charico del governo di chostì, e tutto à rimesso in te;
che mi pare abi usato inverso di te una gra(n) liberalità, e grande onore t'à fatto, e gra(n)de amore veg(g)o
ti porta; e ànne fatto ora tale isperienza ch'è noto a cciascuno e, secondo le parole
tue, mi pare tu lo conosca. E per tanto i' ti ricordo che (t)tu faccia onore a chi n'à fatto a t(t)e; che, secondo
m'à detto N(icholò), che portandoti bene a questo punto, e facciendo il debito tuo chome t'à ordinato,
ti darà ta· luogo e aiuto, che ttu rileverai la chasa tua e me fara' chontenta. E m'à detto molti
pensieri à fatto sopra a' fatti tua, che n'ò preso asa' conforto; ed è chosa ragionevole, che faciendo
il debito tuo, adoperando la virtù, che facia quello che dicie. Siché tutto sta in te: l'utile e ll'onore
tuo, e lla consolazione mia. E per tanto ti priego, chonsideri il luogo dove sè rimaso e lo 'ncaricho
t'à lasciato Nicholò: che tu governi e· modo abia onore; che ora si cogle il fatto tuo, e à' fare pruova
di te in questo tenpo Nicholò non v'è. Che se farai il chontradio, mi dicie, sè spacciato; e che ma' più glene
dicha nulla, ch'i' perdere' tenpo. So che conosci il bisongno tuo e sopraciò non dirò altro, se nno· che
l'opera loda il maestro. Priego Idio che ti dia quella grazia e virtù che à' di bisongno.
Nicholò per grazia di Dio si chondusse, chome ò detto di sopra, qua a dì 30 passato, e qui en chasa
iscavalchò. Non ci è stato chontinovamente a mangiare: ch'è ito duo dì a chasa Anto(nio) degli
Strozi, e una mattina a chasa Franciesco Della Luna, e una sera a ciena cho· Lionardo Manneli. Tuto
i· resto del tenpo è stato qui a mangiare e abergo chontinovamen[t]e. E chosì ci è stato la Lena
sua sirochia, e la mogle di Bernardo Tanagli, e la Ginevra d'Anto(nio) da rRicasoli, e lla Che(c)cha.
E tutto il parentado ci è venuto a vedello, e Marcho, a[n]cora, ci venne di Mugiello: che v'è la Chaterina
in parto, che à fatto il fanciullo e sta bene. Siché gl'è stato fatto grande onore da tutto il parentado;
ed ècci venuto a v(v)[i]citallo de' maggiori cittadini di Firenze. Io gl'ò fatto in tutte le cose quello
onore che m'è stato possibile, e volentieri; e quello non s'è fatto è suto per non potere nè sapere
più: ara'mi avuto per escusata. Èmi stato la venuta sua di consolazione, e dispiaciere m'è suto
la partita del mio Matteo, che anchora non sono i(n) me. No· mmi distendo sopra il fatto suo per ora,
che nulla ne potre' dire, ma per altra te n'aviserò. Partiro(n)ssi di qua a dì 6: che Idio die loro buon viaggio
e chonduchagli a salvamento.
La sichurtà ti scrisi fecie Antonio degli Strozi, insino a dì 7 del passato: chostò fiorini dodici
larghi, e grossi otto diè al sensale; tutto pagò Antonio. Sichurò e Quaratesi e ' Chapponi pe· tutto dì 16
d'aprile nel cinquanta, e al(l)ora è il termine della dota della Lesandra: og(g)imai è il tenpo da
tranne le mani. E ci è stato delle cose e de' ragionamenti per lei, ma non è paruto a Nicholò.
Èssi ordinato alchune cose che piacierebono a tutti, ma Antonio Strozi si va a Roma e Marco è ritornato
i· Mugiello: che non credo niuno di loro ci sia prima che a mezza quaresima, e par loro
s'indugi tanto che tornino. Chosì farò, e quanto ne seguirà sarai avisato.
Dell'andata da Roma, Ni(c)colò me n'à molto isconfortata, e dicie che niun modo non vi vada; e
per ora n'ò levato il pensiero. Se altro diliberrò, te n'aviserò.
Della chasa di Donato Ruciellai s'è ragionato cho· Nicholò, e medesimamente Donato s'achozzò
cho· llui, e no· ne furono d'acordo: che ne chiede più che ciento fiorini e non se ne viene 40. Abiàno fatto
por mente che no· lla può chonperare nè lui nè altri sanza mia licienza, ed ò termine a
chonperalla anni trenta. E per tanto abiàno diliberato lasciarla istare, non perdendo le
nostre ragioni, tanto che si rechi ale cose ragionevoli.
Chiesi el lino, e dissiti de' danari, perché è mio pensiero rivenderlo e trarne il chosto; e se mi
venissi la libbra come quello mi mandasti, si radoppierebbe e danari, esendo buono come
quello dicie Nicholò; che-l mio non fu del vantagiato, e qua pare bello: che-l più grosso vende' duo
grossi la libbra. Io non ò per ora bisogno, ma quando ti viene ale mani del buono e a buon pregio,
fa ch'i' n'abia almeno libbre ciento. Vorrò, quando la Lesandra mi sarà fuori di casa, fare delle
chose per voi. Che se Idio mi dessi grazia che niuno di voi tornassi qua a casa vostra, abiate delle
cose vi sarà di bisongno. La Ginevra di Nicholò Soderini mi dicie che vo(r)rebe libre dugiento di lino
vantagiato, che ttu glele chonperassi, e mandassilo ' Andrea Bizeri a Roma, e a lui escriverrà
ti mandi e danari che ti chosterà posto a Roma. Nicholò ti scriverrà una lettera fra pochi dì di
quello che vorrà; e simile a Andrea Biz(z)eri, che facia il pagamento dove tu dirai. Intenditene,
prima che lo mandi, chon Andrea; ed egli è uomo sodisfarà

a quanto ti prometterà. E fa, se llo chonperi, sia meglo che-l mio, se me' può esere, aciò si chiami
ben servita da tte. I' n'ò chonperato del grosso da quegli m'ànno a dare a Quarachi, che m'è chosto
la libra s(oldi) 3, d(anari) 4, là in villa. Òvi speso l(ire) 30, tanto n'ò tolto: siché del grosso son fornita per
ora; e libre 30 ò di quello mi mandasti, e per ora no· n'ò bisongno di chostà; siché pigla il destro tuo di
chonperarmelo.
Matteo andò chon Nicolò, e andò volentieri e bene a punto. Grande amore gli dimostrò, in
questi parechi dì che ci è stato; e-l fanciullo molto gli piacie l'aspetto suo e credo gli piacierà più l'u·
dì che l'altro. Priecho Idio che gli dia tal virtù e grazia, ch'io ne sia chonsolata . Fa di scrivere
ispesso a lLorenzo. Nè altro p(er) questa. Idio vi chonservi nella grazia sua, come disidero. P(er) la tua

Allesandra, in Firenze